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Diagnosi Ipovisione

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ipovisioneLa riabilitazione visiva fa parte della cura dei pazienti ipovedenti che devono imparare a fissare con una zona della retina fisiologicamente non idonea a tale scopo. Questo fa capire come il processo riabilitativo sia spesso lungo e difficile e richieda la collaborazione di diverse competenze (medico oculista, ortottista, riabilitatore, psicologo, ottico specializzato nella fornitura degli ausili) e implichi numerose sedute riabilitative presso strutture specializzate.

Eseguire costantemente gli esercizi di lettura non migliorerà l’acuità visiva del paziente ipovedente, ma gli consentirà di utilizzare al meglio la visione residua, di imparare a muovere gli occhi, la testa e il testo in modo corretto. I muscoli degli occhi devono essere allenati: col movimento e la pratica l’ipovedente sarà in grado di ottenere una maggiore capacità di interpretare immagini ed espressioni.

Se gli occhi sono in movimento non è possibile leggere; la comprensione del testo avviene durante pause dette di fissazione (circa 4 al secondo) che permettono di impressionare punti diversi ma contigui della retina. Per comprendere il contenuto di ciò che si legge è necessario registrare gruppi di lettere in una volta sola.

Se l’occhio riesce a visualizzare solo alcune lettere di una parola in modo nitido sulla fovea dovrà eseguire fissazioni più frequenti per ciascuna riga o imparare ad usare le zone maculari circostanti la fovea, utilizzando quindi la visione paracentrale.

Spesso è difficile comprendere immediatamente il significato del testo che si sta leggendo, per questo le ultime lettere di una frase vengono rilette grazie a un movimento detto di regressione, durante il quale gli occhi si muovono da destra a sinistra anziché da sinistra a destra come avviene normalmente.

Se la macula è danneggiata e percepisce solo alcune lettere, la regressione avviene con maggior frequenza creando confusione. Infine va ricordato il meccanismo che consente di passare da una riga a quella successiva: i movimenti di ritorno (eseguiti normalmente dagli occhi, non dalla testa) tendono, per risparmiare tempo, a seguire la strada più breve e cioè quella in diagonale, dall’ultimo punto difissazione alla fine della riga precedente, al primo punto di fissazione all’inizio della riga successiva. L’ipovedente legge nel modo appena descritto, ma vi sono alcune importanti differenze.

Negli ipovedenti il campo visivo è spesso difettoso nella zona centrale causando difficoltà nella lettura di un testo o nel fissare un oggetto. Il paziente deve quindi imparare a guardare al di sopra o al di sotto dell’oggetto che lo interessa. Talvolta il campo visivo è così limitato da consentire di vedere soltanto dritto davanti agli occhi (visione a tunnel): in questo caso, non potendo il paziente distinguere un numero sufficiente di lettere per ciascuna fissazione, la lettura risulterà lenta e assai faticoso muovere gli occhi da una riga alla successiva.

Attraverso i movimenti degli occhi, controllati dalla volontà, è possibile osservare un panorama o leggere un testo; il continuo tremolio fa muovere l’immagine sulla retina, consentendo la stimolazione dei recettori retinici. Talvolta la volontà non riesce a controllare tali movimenti (nistagmo) e il tremolio risulta eccessivo, tanto che gli occhi si muovono troppo avanti e indietro o in cerchio. In questi casi risulterà difficoltoso anche muovere gli occhi da un punto di fissazione a un altro. Per l’ipovedente sarà, quindi, opportuno mantenere gli occhi fermi in una posizione in cui il tremolio sia ridotto al minimo, lasciando che siano i movimenti della testa a compensare i movimenti di fissazione degli occhi.

L’ipovedente è caratterizzato da una forte sensibilità alla luce. Per questo è importante che l’ambiente di lettura, e quindi l’illuminazione, siano progettati adeguatamente. Una cattiva illuminazione riduce la capacità di lavoro e causa fatica ed irritazione.

È noto che persone di differenti età necessitano intensità di luce diverse: man mano che si invecchia il cristallino cambia, esso assorbe più luce e diventa quindi necessaria una maggiore illuminazione. Inoltre, con una maggiore sensibilità all’abbagliamento è fondamentale una migliore qualità di illuminazione: per un ipovedente è molto più importante la qualità della luce che non l’intensità. Altri elementi intervengono ad influenzare l’ambiente di lettura quali la direzione e l’uniformità della luce, il riverbero e l’irradiazione di calore.

Grazie al cristallino, l’occhio è in grado di mettere a fuoco le immagini a diverse distanze, ma dopo i 40 anni la capacità di accomodazione tende a diminuire progressivamente (presbiopia). La dimensione dell’immagine necessaria per ottenerne la percezione sulla retina dipende dall’acuità visiva residua dell’occhio: per ingrandire l’immagine di un oggetto sulla retina è necessario avvicinarsi all’oggetto o avvicinare l’oggetto agli occhi.

Un aiuto al paziente ipovedente può venire dall’utilizzo di lenti positive. Per ottenere una lettura soddisfacente, è importante avere un campo visivo il più ampio possibile e la miglior distanza di lettura compatibile con l’ingrandimento prescelto.

La Retina e l’Ipovisione

La condizione visiva dell’ipovedente è quella di una persona che, seppure non totalmente cieca, ha subito una tale riduzione della funzione visiva da risentirne pesantemente nella vita quotidiana. Pur conservando una residua acuità visiva, l’ipovedente ha subito un grave ed irreversibile danno funzionale (menomazione), che implica un impedimento (disabilità) a svolgere compiti che richiedono una certa capacità visiva.

Ausili Ottici

Senza l’utilizzo di ausili ottici un ipovedente è impedito in molte attività. Nella scelta di quello più idoneo occorre pensare alle necessità specifiche di ciascun individuo: prima devono essere risolti i problemi riguardanti la visione da vicino, mentre in seguito quelli relativi alla visione da lontano.