Patologie delle Palpebre

Cenni di Terapia Chirurgica

palpebreLe palpebre sono delle strutture fibro-muscolari poste davanti all’occhio con funzione protettiva.
Aprendosi e chiudendosi (ammiccamento),  proteggono, insieme alle ciglia ed al film lacrimale, la superficie oculare, costituita da congiuntiva e cornea, in contatto diretto con l’ambiente.

Le palpebre sono costituite fondamentalmente da due strati: uno anteriore, cutaneo e muscolare; uno posteriore, cartilagineo e congiuntivale.

  • Patologie infiammatorie

    • Blefarite Cronica
      E’ una condizione cronica di infiammazione legata a fattori locali (infezione o irritazione del bordo palpebrale), generali (diabete ed altre patologie metaboliche) e talora ad una scarsa igiene oculare (contatto delle palpebre cronico con le dita, tipico delle persone anziane).
      blefarite-cronica
      I sintomi sono prurito, secrezione mattutina e fotofobia.
      La terapia consiste nella pulizia del margine lacrimale associata ad antibiotici locali e generali. Sono anche utilizzabili spray antinfiammatori non cortisonici da applicare una volta al giorno. Molto utili sono gli impacchi giornalieri di acqua calda mediante tamponi di garza. Gli impacchi devono essere effettuati per 7-10 giorni consecutivi, per almeno 10 minuti al giorno; successivamente saranno sufficienti impacchi una volta alla settimana.
      Recentemente è stata introdotta il brushing del margine palpebrale che sta dimostrando efficacia a lungo termine. Consiste in un trattamento con un apparecchio speciale che effettua la pulizia del margine palpebrale per via meccanica.
      La blefarite è da considerarsi una patologia cronica difficilmente eliminabile se non si trattano le cause generali, se presenti. L’obiettivo della terapia è quello di arrivare ad un trattamento in grado di alleviare i sintomi con una dose minima efficace.
      Terapia medica: la Blefarite cronica non è infettiva. Può comunque causare cicatrici corneali e conseguente calo della vista.
    • Calazio
      E’ un’infiammazione cronica di una ghiandola di Meibomio (ghiandoline tubulari presenti nello spessore della palpebra sia superiore che inferiore e deputate alla produzione della componente grassa delle lacrime). Quando la produzione della componente grassa (sebo) è eccessiva oppure non riesce a fuoriuscire dalla ghiandola per varie ragioni (ad es. blefarite, problemi digestivi o epatici, malattie intestinali croniche), la ghiandolina non riesce ad espellere il materiale grassoso prodotto che, ritenuto all’interno, determina rigonfiamento ed infiammazione. Il termine calazio in greco significa “granello di grandine”.
      calazio
      La tumefazione conseguente può essere anche voluminosa, causare dolore e calo della vista per compressione del bulbo.
      Talvolta si verifica una superinfezione batterica che può risolversi spontaneamente se si verifica un’apertura spontanea (fistola) con l’espulsione del materiale infiammatorio.
      Generalmente, nel 60% dei casi, si risolve con una terapia locale composta da impacchi caldi serali ed una associazione cortico-steroidea anche per alcune settimane. Più utile la prescrizione di una terapia antibiotica per via generale. Poichè si tratta di una manifestazione conseguente ad una forma di auto-tossicosi è opportuno suggerire al paziente di idratarsi, bevendo almeno un litro di acqua al giorno lontano dai pasti.
      Nelle forme che non rispondono alla terapia è necessario l’intervento mediante incisione, la rimozione del contenuto infiammatorio e l’asportazione delle piccole pareti della ghiandola.
      La rimozione chirurgica del calazio non esclude la possibilità di una recidiva, in quanto, come già detto, le cause sono essenzialmente di natura generale.
    • Orzaiolo
      orzaiolo
      E’ un’infezione acuta di origine batterica, soprattutto stafilococcica, che colpisce le ghiandole alla radice delle ciglia (Gh di Zeiss). Si tratta quindi, a differenza del calazio che è di natura asettica, di un vero e proprio foruncolo della radice del pelo delle ciglia, dovuto a germi. E’ molto dolente ed in età infantile può associarsi a febbre.
      La terapia è medica a base di antibiotici locali e generali e impacchi caldo umidi. Di solito si risolve nel giro di una settimana.
  • Anomalie congenite ed acquisite di forma e posizione

    a) Entropion

    E’ la rotazione verso l’interno della palpebra con contatto delle ciglia sulla cornea e conseguente senso di corpo estraneo, dolore ed infiammazione. Il termine, dal greco, significa “rivolgimento in dentro”.
    entropion
    Le cause più comuni sono fondamentalmente due:

    • l’involuzione e la degenerazione del tessuto palpebrale, specialmente della palpebra inferiore, con lassità ed allungamento dei tessuti. Se si associa anche la migrazione dei fasci muscolari palpebrali verso il bordo della palpebra inferiore, questa gira verso l’interno, specialmente se il sistema di ancoraggio fibro-muscolare presente nella palpebra, che ha funzione di stabilizzazione, si allenta.
    • retrazione cicatriziale per processi infiammatori della congiuntiva (pemfigo, esiti di causticazioni, ecc.).

    Terapia chirurgica: consiste, a seconda della condizione dei tessuti, in un accorciamento della palpebra, che viene sospesa lateralmente al bordo orbitario (tarsal sling), se la causa è prevalentemente la lassità. Ciò determina una stabilizzazione orizzontale che impedisce la rotazione; oppure in un ancoraggio del complesso retrattore associato ad un accorciamento verticale mediante asportazione di un crescente muscolo-cutaneo (cute+muscolo orbicolare migrato in alto verso il bordo e troppo funzionante). Di solito l’intervento è risolutivo.
    In alcuni casi di entropion non costante o se il paziente non può essere sottoposto ad intervento chirurgico perchè troppo anziano, allettato e in scadenti condizioni generali, può essere efficace l’applicazione di due-tre punti di ancoraggio nella palpebra inferiore (punti di Quickert), effettuabile anche a domicilio. In alcuni casi il risultato è permanente; in altri la procedura va ripetuta a distanza di qualche mese.

    b) Ectropion

    All’opposto dell’entropion, è la rotazione verso l’esterno della palpebra (in genere inferiore). Il termine, dal greco, significa “rivolgimento verso l’esterno”. Le cause possono essere:

    • lassità della palpebra, analoga all’entropion: in questo caso le fibre muscolari non migrano verso l’alto e verso il bordo. La palpebra cede, esponendo la superficie congiuntivale, determinando, nei casi più marcati, la condizione di “bordo rosso” crostoso con irritazione e problematiche estetiche;
    • cause cicatriziali: possono essere conseguenza di causticazioni, traumi, esiti di interventi chirurgici per tumori palpebrali o per complicanze di chirurgia estetica, per lo più la blefaroplastica.

    L’esposizione della superficie congiuntivale, oltre all’irritazione, determina molto spesso una fastidiosa lacrimazione, in quanto il puntino lacrimale della palpebra inferiore non “pesca” più nello strato acquoso lacrimale. Questa condizione, a sua volta, aggrava l’ectropion, in quanto determina uno stato irritativo cronico della cute che si retrae ulteriormente.
    La terapia è chirurgica e consiste in un riposizionamento verso l’alto del bordo palpebrale con tecniche più o meno complesse a seconda dello stato dei tessuti.
    Normalmente si aggancia la palpebra lateralmente, con procedura analoga a quella dell’entropion.
    Nei casi in cui si abbia un’infiammazione cutanea cronica dovuta all’irritazione delle lacrime che fuoriescono dal bordo, può essere necessario un innesto di cute prelevato dal paziente in altra sede (dalla palpebra superiore, da dietro l’orecchio o dalla regione sopra la clavicola), al fine di consentire alla palpebra di risalire.

    Ectropion grave

    Ectropion grave

    c) Sindrome della palpebra flaccida (Floppy Eyelid Syndrome)
    E’ una condizione molto fastidiosa determinata da una abnorme lassità orizzontale della palpebra superiore la quale, specialmente durante il sonno, può scavalcare il bordo della palpebra inferiore, strisciare sul cuscino e determinare forte infiammazione, secrezione e dolore.
    flaccida
    Prevalente nel sesso maschile, si associa spesso ad obesità, russamento, apnea notturna (arresto temporaneo della respirazione) e talora patologia delle valvole cardiache.
    La terapia medica è temporaneamente efficace sui sintomi ma non risolutiva.
    La terapia chirurgica è necessaria in caso di sintomatologia marcata. Consiste nell’accorciamento orizzontale della palpebra superiore di un entità accuratamente valutata in sede intraoperatoria. E’ in genere risolutiva.

    d) Epiblefaron

    E’ una condizione congenita (presente già nei primi giorni di vita), simile all’entropion, causata dalla presenza di un tessuto cutaneo e muscolare orizzontale in eccesso nella palpebra inferiore. Tende a migliorare nettamente nei primi anni di vita per cui, se non c’è infiammazione o danno corneale, non necessita di correzione chirurgica.
    È comunque opportuna la sorveglianza per escludere la comparsa di danni corneali o irritazione cronica della congiuntiva.

    Ptosi palpebrale (caduta della palpebra)

    Ptosi acquisita (dell’adulto)

    E’ la caduta totale o parziale della palpebra, più o meno grave, sino alla copertura dell’asse visivo (pupilla). La palpebra può essere paragonata ad un ponte levatoio di un castello, sollevato da un sistema di corde e catene; se le corde o le catene si allentano o si spezzano il ponte si abbassa.

    ptosi
    Può essere mono o bilaterale. Tale condizione, congenita od acquisita, può causare calo del visus e deficit del campo visivo. In età infantile può essere causa importante di occhio pigro (ambliopia). Se non è presente un danno funzionale la ptosi rappresenta solo un inestetismo.

    Le cause di ptosi possono essere intrinseche alla palpebra stessa, ad esempio quando il muscolo che solleva la palpebra ha una ridotta attività, oppure essere di natura neurologica. In questo caso (ad esempio per la presenza di Miastenia) le cause vanno ricercate e curate in collaborazione con lo specialista Neurologo.
    In ogni caso, prima di procedere alla correzione chirurgica, è necessario eseguire le dovute diagnosi differenziali.
    Terapia chirurgica: ha l’obiettivo di risollevare la palpebra in posizione corretta mediante rinforzo dei muscoli elevatori (catene e corde del ponte levatoio) o, in casi più gravi, di sospendere la palpebra ai muscoli della fronte, mediante striscette di materiale sintetico o prelevato dallo stesso paziente. Con l’intervento si cerca di ottenere il massimo della simmetria; tuttavia è possibile che residui una lieve differenza di livello del margine palpebrale, specie se la ptosi era asimmetrica nei due occhi prima dell’intervento.

    schemi-chirurgici-di-intervento-per-ptosi

    Schemi chirurgici di intervento per ptosi

    Ptosi congenita

    Nella Ptosi Congenita il bambino ha la palpebra abbassata e non riesce ad aprire l’occhio. Di solito la causa consiste nella malformazione dei muscoli elevatori, che possono essere non ben sviluppati oppure ipofunzionanti. In alcuni casi l’impossibilità di aprire l’occhio può essere dovuta all’edema o ad emorragie dovute al parto.

    In questi casi tutto si risolve nel giro di pochi giorni. Se la mancata apertura dell’occhio persiste è molto importante valutare il rapporto del margine palpebrale con la pupilla: se questa è ostacolata dalla presenza della palpebra occorre procedere molto rapidamente ad un intervento mediante filo chirurgico non riassorbibile che la sollevi temporaneamente, al fine di consentire un corretto sviluppo della capacità visiva. Il filo sarà eventualmente sostituito per adeguare l’apertura dell’occhio fino all’adolescenza. Sarà a questo punto possibile un intervento definitivo (rinforzando direttamente il muscolo oppure, nei casi più gravi, sospendendo la palpebra al muscolo frontale sopra l’occhio).

    Ptosi congenita di modesta entità

    E’ importante valutare il momento dell’intervento perché talora alcune forme migliorano spontaneamente con la crescita del bimbo.
    E’ comunque obbligatorio associare un attento monitoraggio della funzione visiva e del bilancio ortottico per evitare deficit dello sviluppo della visione (ambliopia od occhio pigro).

  • Dermatocalasi

    Dermatocalasi modesta

    Eccesso e lassità dello strato cutaneo e muscolare della palpebra, fino a copertura dell’asse visivo (pupilla). Il termine dermatocalasi può essere tradotto, dal greco, come “scivolamento della cute”. Nelle persone anziane o anche in età più giovanile, se vi è predisposizione congenita, la cute palpebrale può allentarsi, aumentare la propria superficie e ricadere al davanti dell’occhio. Normalmente può considerarsi solo un inestetismo (comunque molto sofferto da parte delle donne); tuttavia, in alcuni casi più gravi, la caduta della cute può arrivare a coprire, come si è detto, il campo visivo. Nel primo caso deve essere considerato un intervento estetico (spesso non riconosciuto dalle assicurazioni per il rimborso) e non eseguibile a spese del servizio sanitario. Nel secondo caso, invece, si tratta di un intervento funzionale per patologia importante (deve essere comunque documentato da campo visivo, sia manuale che computerizzato).

    Dermatocalasi senile marcata

    Terapia chirurgica: si esegue una blefaroplastica (dal greco “blefaron”, palpebra). Consiste nell’asportazione dello strato cutaneo e muscolare in eccesso, previo attento calcolo e disegno, per evitare conseguenze anche gravi, come la chiusura palpebrale imperfetta. L’intervento è relativamente semplice ma va dosato con molta cura. In particolare, quando è presente anche un abbassamento del sopracciglio, condizione molto comune nell’anziano, questo va corretto contemporaneamente alla blefaroplastica.

    NB: La dermatocalasi non deve assolutamente essere confusa con la ptosi (vedi sopra): nel primo caso il deficit si localizza nei muscoli elevatori (quelli che sollevano la palpebra); nel secondo si tratta di cute in eccesso, con funzione normale dell’apertura palpebrale.

  • Paralisi della palpebra e lagoftalmo (impossibilità di chiudere l’occhio)

    E’ la condizione opposta alla Ptosi.
    Il Muscolo Orbicolare circonda il bordo e si estende sotto la cute di tutta la superficie della palpebra. Deve essere considerato a tutti gli effetti come uno sfintere che, contraendosi, determina la chiusura palpebrale. Quando è colpito da paralisi completa o incompleta si ha una condizione di mancata chiusura dell’occhio con esposizione della superficie corneale e congiuntivale con sofferenza e infezioni, che possono portare anche alla perdita della funzione visiva.lagoftalmo
    La causa più frequente è la paralisi del VII nervo cranico (Faciale) dovuta ad esposizione al freddo, a conseguenze di interventi ORL o spesso a processi patologici sconosciuti.
    Terapia medica:

    • Monitoraggio per almeno 6 mesi, poiché una buona parte di casi migliora spontaneamente. E’ importante valutare la presenza del “fenomeno di Bell”, ossia la rotazione del bulbo verso l’alto quando il paziente cerca di chiudere l’occhio. Se questa condizione non è presente, il quadro clinico è aggravato e occorre proteggere l’occhio esposto con bendaggi, lenti a contatto, colliri in gel e protezione notturna con appositi occlusori.
    • In assenza di infezione, infiammazioni o sofferenza corneale visibile al test della fluoresceina sono sufficienti i colliri in gel di cui sopra.
    • Se dopo un congruo periodo di tempo ( in genere 6 mesi) non si ottiene alcun miglioramento si procede ad intervento chirurgico. L’obiettivo è quello di ottenere una chiusura parziale della palpebra almeno durante il giorno con il paziente in posizione eretta, lasciando libero l’asse visivo. Vi sono diverse procedure chirurgiche. Oggi la più usata è l’applicazione di un peso d’oro di 1-2 gr a seconda dei casi in modo da controbilanciare la tendenza della palpebra ad aprirsi. Poiché la paralisi spesso coinvolge anche la palpebra inferiore, anche questa viene sollevata e sospesa all’angolo esterno dell’orbita. In alcuni casi particolarmente gravi o in pazienti molto anziani si può ancora ricorrere alla vecchia tecnica della Tarsorrafia parziale che consiste nella chiusura (reversibile) del bordo nella sua porzione esterna mediante punti per un’estensione variabile da metà ad un terzo della fessura palpebrale.
  • Blefarospasmo

    E’ una condizione di chiusura delle palpebre (ammiccamento), forzata ed incontrollabile ad alta frequenza che può portare il paziente ad invalidità pur avendo una vista eccellente.
    Il paziente giunge lamentando incapacità a tenere aperti gli occhi.
    Le cause sono dovute ad un deficit di controllo centrale di natura sostanzialmente sconosciuta.
    Intrattabile sino a pochi anni fa, oggi grazie a microiniezioni di tossina botulinica in sedi ben precise è possibile controllare il fenomeno per un tempo variabile. Normalmente le microiniezioni (indolori!) vanne ripetute ogni 3/6 mesi.
    In casi particolarmente gravi che non rispondono alla tossina botulinica si può effettuare un intervento di asportazione totale del muscolo orbicolare, deputato alla chiusura della palpebra. L’intervento è lungo e complesso e relativamente pesante. Risulta quasi sempre efficace e in ogni caso aumenta la sensibilità della palpebra alla tossina botulinica.

  • Tumori

    Il tumore è la proliferazione incontrollata ed anarchica di un determinato tipo di cellule. A seconda della tendenza a replicarsi ed a diffondersi dando metastasi si distinguono in benigni e maligni. Vi sono tumori delle palpebre che pur essendo classificati come maligni presentano una invasività locale ma raramente danno metastasi.

    TUMORI MALIGNI

    In caso di sospetta malignità è opportuno eseguire un prelievo bioptico prima dell’intervento o un esame istologico intraoperatorio.
    Vi sono casi di lesioni apparentemente di dimensioni ridotte ma che presentano un’estensione nei tessuti profondi insospettabile e non visibile. Un intervento programmato come rapido e semplice può trasformarsi in una complessa operazione di ricostruzione sulla base dei risultati istologici intraoperatori, da confermarsi poi in laboratorio. In alcuni casi può essere indicata l’esecuzione di TC e RMN.

    • Epiteliomi basocellulari e spinocellulari
      Basalioma nodulare palpebra inferioreSono i più frequenti tumori palpebrali (90% circa). Presentano un insorgenza subdola con aspetto simile a noduletti non dolorosi con formazione di crosticine e piccoli sanguinamenti superficiali. Spesso trascurati e non riconosciuti, giungono all’osservazione tardivamente.
      I più pericolosi sono localizzati all’angolo interno dell’occhio perché hanno forte tendenza ad infiltrare i tessuti profondi. Se operati precocemente l’intervento è relativamente semplice.
      Se in stadio avanzato possono richiedere interventi complessi di ricostruzione.
      In caso di infiltrazione profonda dell’orbita può essere necessario asportare l’occhio unitamente a tutto il contenuto della cavità orbitaria, con grave danno funzionale ed estetico.
      Colpisce più spesso soggetti anziani con importante esposizione alla luce solare od ultravioletta.
      Il trattamento è chirurgico: deve essere asportato un ampio margine di tessuto sano (almeno 3 mm) intorno alla formazione. Si va dalla semplice asportazione e sutura diretta all’innesto di tessuto cutaneo prelevato dallo stesso paziente in altra sede (orecchio, clavicola, faccia interna del braccio etc) o a lembi cutanei di rotazione più o meno complessi dalle aree vicine, mantenendo un lato del lembo connesso con la sede di origine.
    • Carcinomi

      Esteso carcinoma della palpebra superiore

      Tumori maligni (in grado di produrre metastasi) che originano da strutture ghiandolari delle palpebre.Sono spesso confusi con un calazio che tende a recidivare nello stesso punto. L’asportazione e le tecniche ricostruttive sono analoghe a quelle degli epiteliomi.
      Il trattamento chirurgico è sovrapponibile a quello dei basaliomi. In casi selezionati può essere indicato un trattamento radioterapico o chemioterapico.

    • c) MelanomiSono tumori maligni originanti da cellule pigmentate presenti nella palpebra ma anche nella congiuntiva. Più rari rispetto ai precedenti, richiedono ampie asportazioni e tecniche ricostruttive complesse.
  • TUMORI BENIGNI

    a) Papillomi

    Formazioni a base peduncolata o sessile di aspetto irregolare e corrugato, simulante altre lesioni come verruche, cheratosi o raramente carcinoma a cellule squamose.

    b) Xantelasmi

    Sono molto comuni. Si presentano come placche giallognole lievemente rilevate sul piano cutaneo sia della palpebra superiore che di quella inferiore. Di solito sono bilaterali e si localizzano prevalentemente nelle aree vicino alla radice nasale. Sono composti di lipidi e sono un segno di problemi metabolici generali (diabete, dislipidemie). Dal punto di vista clinico sono formazioni innocue ma spesso sono causa di disagio estetico, talora marcato.

    c) Angiomi congeniti ed acquisiti
    angiomiGli angiomi palpebrali infantili di solito, anche se esteticamente appariscenti, tendono a risolversi senza intervento chirurgico, eventualmente effettuando un trattamento medico con betabloccanti (sotto monitoraggio pediatrico).
    Raramente, possono essere di dimensioni tali da ostacolare l’apertura della palpebra determinando un blocco dell’asse visivo.
    In questi casi si può avere un mancato sviluppo della visione (ambliopia od occhio pigro).
    Raramente si deve ricorrere alla chirurgia.

  • Esoftalmo e orbitopatie

    esoftalmo

    L’Esoftalmo è una sporgenza patologica di uno od entrambi gli occhi. Può essere diretto, quando l’occhio è spostato in avanti, oppure indiretto, quando dislocato anche lateralmente.
    In base alle cause si ha la seguente classificazione:

        • PSEUDOTUMOR: dovuto a patologie che simulano un tumore ma sono di origine infiammatoria. Spesso si tratta di infiammazioni di contiguità, provenienti soprattutto dai seni paranasali, ma talora possono essere dovuti ad infiammazioni aspecifiche e ad infiltrati linfoplasmocellulari non sempre bene inquadrabili. Il trattamento è antiinfiammatorio a base di corticosteroidi o FANS. Una caratteristica di queste forme è la remissione e la recidiva in relazione all’uso dei farmaci.
        • TUMORI ORBITARI: possono essere benigni o maligni. L’argomento è troppo complesso per essere trattato esaurientemente in questa sede. Di solito sono coinvolti anche altri specialisti nella gestione del caso (ORL, neurochirurghi, maxillofaciali).
        • ORBITOPATIA TIROIDEA

    Orbitopatia Tiroidea (M. di Basedow, M. di Graves)

    DEFINIZIONE: è una condizione infiammatoria frequentemente associata a disfunzioni della tiroide. Il sistema immunitario, alterato, produce anticorpi contro la tiroide che possono colpire ed infiammare anche altri distretti, come l’apparato visivo. Quando gli anticorpi sono attivi sui tessuti intorno all’occhio si ha l’orbitopatia di Basedow.

    SINTOMI: senso di corpo estraneo, occhio secco, occhio sbarrato dovuto a retrazione palpebrale, marcata sporgenza oculare, sofferenza talora molto grave della cornea, diplopia, compromissione dell’equilibrio psichico e disagio sociale. Occorre tener presente che, anche se l’orbitopatia tiroidea si manifesta nella grande maggioranza dei casi nella iperfunzione della ghiandola (ipertiroidismo), si può verificare anche se il paziente è ipotiroideo o normotiroideo.

    a) Edema e flogosi degli annessi e danno corneale (edema o subedema)
    b) Infiammazione profonda dell’orbita
    c) Esoftalmo
    d) Otticopatia (sofferenza del nervo ottico) per:
    – Stiramento delle fibre nervose (foto)
    – Compressione per affollamento orbitario ed ipertensione oculare secondari

    TERAPIA:

        1. MEDICA: è fondamentale, per quanto possibile, il controllo della funzione tiroidea anche se spesso l’orbitopatia si comporta in maniera indipendente dal compenso ormonale. Nella fase infiammatoria attiva è indicato un trattamento cortisonico per via generale con protocolli basati sulla gravità e l’entità dei sintomi.
        2. RADIOTERAPIA: può essere effettuata in concomitanza con la terapia cortisonica o indipendentemente, anche in questo caso secondo protocolli su misura per il paziente. E’ indicata prevalentemente nei casi di grave infiammazione orbitaria con aumento del volume dei muscoli.
        3. CHIRURGIA: in alcuni casi che non rispondono alla terapia medica o radioterapica può essere necessario il ricorso alla chirurgia. Si deve seguire una scaletta di interventi ben precisa e codificata a livello internazionale.
          Non sempre è necessario procedere a decompressione orbitaria.
          Spesso è sufficiente effettuare la chirurgia dei muscoli prima (strabismo) ed eventualmente delle palpebre successivamente.

    Qualsiasi intervento chirurgico su un paziente affetto da oftalmopatia tiroidea deve essere eseguito quando la fase attiva è conclusa e la componente infiammatoria è ridotta.
    1) DECOMPRESSIONE ORBITARIA: si esegue, in anestesia generale, quando il bulbo è fortemente sporgente e crea problematiche a livello corneale per impossibilita’ di chiudere le palpebre e per stiramento e strozzamento del nervo ottico a livello orbitario, oltre che a problematiche estetiche psicologicamente invalidanti. Ricordiamo che la malattia colpisce prevalentemente il sesso femminile. Poiché la cavità orbitaria può essere considerata di forma piramidale delimitata da pareti ossee non espansibili, ci troviamo davanti ad una condizione nella quale il contenente (l’orbita) ha un volume insufficiente per il contenuto (che risulta aumentato per l’infiammazione sia a livello dei muscoli che della componente grassosa). L’obiettivo dell’intervento è quello aumentare il volume del contenitore (orbita), rimuovendo le pareti ossee. Di solito si rimuovono il pavimento dell’orbita e la parete interna. Nei casi più gravi si esegue una decompressione, coinvolgendo anche la parete laterale. In alcuni casi in cui a livello orbitario è presente solo un eccesso di componente grassosa e l’esoftalmo non e’ eccessivo, può essere sufficiente un intervento di lipectomia, che non richiede la rimozione delle pareti ossee dell’orbita.
    La decompressione da’ ottimi risultati e non è particolarmente dolorosa.
    2) CHIRURGIA DELLO STRABISMO: poichè nell’Oftalmopatia Tiroidea i muscoli subiscono delle marcate alterazioni di dimensioni ed elasticità può comparire uno strabismo particolarmente grave con conseguente visione doppia (diplopia) e difficoltà del paziente a svolgere le più normali attività quotidiane. In questi casi si esegue un intervento sui muscoli in maniera da ricreare l’ allineamento dei bulbi. L’intervento viene eseguito in anestesia locale, possibilmente con sole gocce anestetiche in modo da poter dosare la correzione chirurgica con la collaborazione del paziente.
    3) CHIRURGIA FUNZIONALE DELLE PALPEBRE : se dopo la decompressione e la correzione dello strabismo il bulbo risulti ancora troppo esposto, si deve ricorrere alla chirurgia palpebrale. Ricordiamo che le disfunzioni della tiroide comportano una marcata iperfunzione e retrazione dei muscoli deputati alla apertura della palpebra (muscolo elevatore e muscolo di Muller). La procedura chirurgica consiste nell’indebolimento di questi muscoli in modo che la palpebra possa abbassarsi dell’entità desiderata, in maniera da proteggere l’occhio. Benchè spesso la simmetria fra le due palpebre non sia perfetta il miglioramento anche estetico è molto marcato: il paziente non ha più l’aspetto “ spiritato” dovuto all’occhio sbarrato.
    4) CHIRURGIA ESTETICA DELLE PALPEBRE: può essere necessario in alcuni casi eseguire qualche ritocco estetico se richiesto dal paziente al fine di rimuovere l’eccesso di cute o la presenza di borse. Poichè si tratta di tessuti edematosi e spesso anelastici, l’asportazione di tessuto deve essere estremamente prudente.

  • Diagnosi ed Esami

    Lampada a Fessura

    Molto spesso la diagnosi di infezione oculare viene effettuata dallo specialista esaminando l’occhio con una semplice lampada a fessura, mentre altre volte l’oculista può ricorrere ad esami di laboratorio su prelievi (effettuati mediante tamponi congiuntivali o corneali, come in caso di ulcere).

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  • Terapia delle Infiammazioni Oculari

    Trattamento della Blefarite

    Il trattamento della blefarite si presenta difficile, data la tendenza a ripetersi ciclicamente e a cronicizzarsi. Il cardine della cura si fonda sul rispetto di talune norme igieniche locali e generali: è importante evitare di sfregarsi gli occhi e che le palpebre vengano pulite accuratamente attraverso prodotti specifici indicati dal medico.

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